Cucina emiliano romagnola

Ricette della Cucina emiliano romagnola


Antipasti

Pane al finocchietto selvatico

Ingredienti per 8 persone

450 g di farina
1 bustina di lievito di birra
200 g di fiocchi di latte
1…

Primi

Passatelli in brodo

Ingredienti per 4 persone

200 g di pangrattato
150 g di parmigiano grattuggiato
2 uova
mezzo limone
1…

Secondi

Nidi di tonno

Ingredienti per 6 persone

6 fette di pancarrè
12 uova di quaglia
150 g di tonno
50 g di mascarpone
75…


La cucina Emiliana e Romagnola

La cultura gastronomica di queste due grandi zone, unite a livello amministrativo in un’unica grande regione, è stata influenzata da differenti percorsi storici e diverse colture agricole: anche se sono tante le contaminazioni e i piatti comuni, per diversi aspetti è possibile e doveroso, fornire in questa sezione, una sommaria e separata descrizione delle più tradizionali tipicità dell’Emilia e della Romagna.

Un simpatico detto popolare, che cerca di chiarire i confini tra l’Emilia e la Romagna, suggerisce di bussare ad una porta e domandare da bere: se chi ci ha aperto ci offre dell’acqua, siamo sicuramente in Emilia; se offre del vino ci troviamo in Romagna.

Fino alla metà del secolo scorso, prima della fine dell’ultima Guerra Mondiale, l’esigenza di nutrirsi era strettamente legata al lavoro, alla sopravvivenza e all’economia familiare. Di inverno si mangiava due volte al giorno, al mattino alle 11 e al pomeriggio alle 17; nel periodo del lavoro invece ci si riuniva per i pasti ben sette volte al giorno.

Anche il consumo del vino nel 1800 era differente dall’odierno: una volta si era abituati a berne molto di più, quasi 150 litri all’anno a persona, il triplo dell’attuale media. Non tanto per il piacere e il gusto, ma proprio perché la qualità dell’acqua ai tempi, era piuttosto scarsa.

In occasione della Festa di Sant’Antonio il menu era piuttosto rigido poiché seguiva le indicazioni delle parrocchie, così come è stato ritrovato in un archivio di una chiesa poco distante da Faenza.

Anche in occasione dei funerali le abitudini erano particolari: si cenava su una tavola non apparecchiata, priva di tovaglia, ed ognuno si serviva di un’unica razione di manfrigoli (una minestra di farina e uova): in rispetto della memoria del defunto, non era possibile fare il bis.

Il giorno del Martedì Grasso a Carnevale, si era soliti mangiare sette volte e a terminare le scorte di carne, poiché ai rintocchi della campana delle 22, si sarebbe entrati nella Quaresima, periodo di astinenza dalla carne, regola seguita in modo particolarmente rigido.

A Pasqua si cucinava la gallina più anziana del pollaio, perché una vecchia superstizione minacciava la morte degli altri polli, se ci si fosse astenuti dalla regola.


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